Anni di attività
Ogni modificazione significativa del territorio, di qualunque natura, può implicare anche una modificazione della condizione originaria di un determinato habitat. Le cave, naturalmente, non fanno difetto a questa premessa di principio. Per valutare attentamente l’interazione tra una cava ed il territorio sotto il profilo della biodiversità, bisogna innanzitutto distinguere due tipologie di cava: le cave a secco e le cave in falda.
Le cave in falda, caratterizzate quindi dalla presenza di acque di falda affioranti, costituiscono un’eccellente opportunità per la creazione di quelle “zone umide” che, purtroppo, vanno ormai quasi scomparendo in seguito all’antropizzazione dell’ambiente quasi ovunque e che sono vere e proprie incubatrici naturali della biodiversità (pesci, anfibi, rettili, odonati ed in avifauna ripariale e palustre in particolar modo). In alcuni casi si è constatato che l’attività estrattiva, svoltasi su aree agricole già destinate alla monocoltura intensiva (e quindi di scarso pregio dal punto di vista della biodiversità) ha originato aree di grande interesse dal punto di vista naturalistico e che, in ragione di ciò, sono state poi classificate come SIC (Siti di Interesse Comunitario), ovvero aree destinate alla conservazione della biodiversità in base alla Direttiva Europea Habitat e quindi sottoposte a tutela.
Le cave a secco, pur in assenza di un bacino di acqua di ampie dimensioni e non potendo quindi beneficiare del “volano” che l’acqua rappresenta per la biodiversità, generano comunque una differenziazione di micro habitat (zona palustre nelle vasche di decantazione, cumuli di sabbia ove nidificano alcune specie di uccelli, zone incolte e lasciate a prato in quanto destinate a futura coltivazione mineraria, etc.) che creano opportunità di insediamenti per diverse specie, anche di mammiferi. Il ricorso a tecniche di ingegneria naturalistica (che utilizza materiale vegetale vivo per il consolidamento dei terreni), e la particolare cura nella scelta delle essenze da mettere a dimora, nelle fasi di ricomposizione ambientale, possono agevolare ulteriormente il processo di insediamento o re – insediamento di flora e fauna.
La recinzione obbligatoria dell’area di cava, area che è solitamente molto ampia in quanto comprende oltre alla cava vera e propria anche le aree di servizio, le aree già recuperate e quelle di futura coltivazione, crea inoltre le condizioni per l’insediarsi di vere e proprie colonie di animali in cerca di un tranquillo rifugio. Non è infatti raro imbattersi in cava in fagiani, volpi, lepri, tassi, e persino cinghiali, che cercano un rifugio all’interno delle aree recintate, specie nelle zone dove la caccia è tutt’ora consentita (oppure dove è forte la pressione dell’antropizzazione circostante).
A.N.E.P.L.A. è un’associazione senza scopo di lucro che rappresenta le imprese del settore delle cave e delle industrie estrattive. Si dedica alla tutela e alla promozione degli interessi del settore, facilitando la collaborazione tra i membri e l’armonizzazione delle pratiche produttive con la tutela ambientale.
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