Ambiente

Materiali alternativi e riciclaggio

Le realtà estrattive, spesso associate nell’immaginario collettivo al consumo e alla deturpazione del territorio, sono state tra le prime a dare impulso ad un’attività parallela e immensamente utile, quella del recupero dei materiali da costruzione e demolizione.

Le due attività sono simili per clientela e prassi industriale (stessi procedimenti produttivi, necessità di aree lontane dai centri abitati…) ma hanno obiettivi diversi e in qualche modo complementari. Il diffondersi dell’attività di recupero e smaltimento dei rifiuti inerti ha comportato una progressiva attenzione da parte degli Enti, che negli anni hanno normato il settore, imponendo diverse prescrizioni e restrizioni sia per quanto riguarda il flusso dei rifiuti in ingresso che per quanto riguarda la vendita di MPS (Materie Prime Secondarie) in uscita.

Tali norme, se rispettate, assicurano una gestione attenta di tutta la tracciabilità del rifiuto, e tutelano sia chi ha necessità di smaltire il rifiuto, sia chi decide (o vi è obbligato) di utilizzare un materiale riciclato, che in alcuni casi si rivela più performante del naturale.

Il riciclo di rifiuti inerti sia pericolosi che non pericolosi ha l’ovvio vantaggio di ridurre, se non eliminare, la percentuale di questi materiali nelle discariche. Inoltre assicura un risparmio di materiale naturale (con l’auspicio di vedere sempre più diminuire l’apertura di cave di prestito), nonché una migliore allocazione di quest’ultimo, che può quindi essere destinato ad utilizzi più nobili (uno su tutti la produzione di calcestruzzo).

I materiali recuperabili sono molteplici e provengono perlopiù da demolizioni o ristrutturazioni di edifici e manutenzioni di strade e sottoservizi, quindi cemento, mattoni, piastrelle e ceramiche, terre e rocce da scavo, asfalto…. I processi cui vengono sottoposti (es. frantumazione, vagliatura, in alcuni casi lavaggio) sono in molti casi identici a quelli cui vengono sottoposti i materiali naturali.

Le destinazioni finali dei materiali riciclati sono principalmente quelle descritte nella circolare ministeriale 5205/2005: rilevati, sottofondi e strati di fondazione, riempimenti e colmate e strati drenanti. Ma sempre più spesso la normativa attuale si rivela poco esaustiva e non allineata ai possibili sviluppi del settore, che è in continua evoluzione. Esempi lampanti sono il cartongesso o la terra di scavo, spesso presenti in considerevoli quantità, da cui si potrebbero ricavare prodotti con destinazioni finali molto più utili e mirate del “frantumato per sottofondo”, ma per i quali non esiste una normativa mirata. In assenza di una norma specifica, si può ricorrere al supporto di centri studi ed università, con l’obiettivo di dare un fondamento scientifico alle iniziative imprenditoriali, che supporti l’imprenditore nel dialogo con la Pubblica Amministrazione.

Se guardiamo la situazione da un approccio meno tecnico, le direttive CE che impongono l’utilizzo di materiali riciclati sono state recepite in Italia con il decreto n. 203 dell08/05/2003, che impone agli uffici pubblici e alle società a prevalente capitale pubblico di coprire il fabbisogno annuale dei manufatti e beni con una quota di prodotti ottenuti da materiale riciclato nella misura non inferiore al 30% del fabbisogno medesimo.

Non mancano infatti i grandi interventi che hanno visto un considerevole impiego di aggregati riciclati: alcuni interventi nel polo espositivo che ospiterà a Rho EXPO 2015, il progetto di riqualificazione della Darsena a Milano, In molti casi tuttavia, più che l’obbligo di legge, è il prezzo molto più conveniente del materiale naturale, nonché le prestazioni, in alcuni casi migliori (come nel caso degli stabilizzati) ad essere il criterio di scelta principale. Infatti anche i cantieri privati sono sempre più orientati all’acquisto di MPS.

Ultima considerazione, negli ultimi anni di crisi abbiamo assistito ad un drammatico calo di nuove costruzioni (complice l’eccesiva urbanizzazione, l’eccesso di invenduto, la crisi dei mutui). Ma la manutenzione e la ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente è inevitabile. Pertanto la diversificazione delle imprese estrattive verso il recupero e lo smaltimento di rifiuti inerti rappresenta una valida opportunità per la comunità intera.

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Anni di attività

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Inerte necessario per 1 ㎥ di calcestruzzo

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Consumo annuo pro capite

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Inerte necessario per 1 km di autostrada