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L’esercizio della coltivazione mineraria di cava in Italia è sottoposto, in base alle vigenti leggi regionali in materia, ad autorizzazione.
Conformemente a quanto avviene in tutti gli altri Paesi Europei l’autorizzazione è a sua volta subordinata alla approvazione di un progetto di coltivazione che deve integrare, oltre agli aspetti più prettamente minerari e produttivi, anche gli interventi di riassetto finale dell’area al termine della attività di escavazione.
La destinazione finale dell’area è definita di concerto con le Amministrazioni locali, perché ne sia garantita la coerenza con gli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale, con la rete ecologico regionale (RER) e con il paesaggio esistente, ed è determinata innanzitutto dalle caratteristiche fisico / geologiche e idrogeologiche proprie del sito di cava. Si comprende facilmente che la scelta della destinazione finale al termine delle operazioni di recupero è fortemente influenzata dal fatto che ci si trovi di fronte ad una cava di roccia massiva in montagna, oppure ad una cava di pianura di materiale alluvionale, a secco o in falda.
Nell’eventualità in cui la cava sia situata in un’area agricola e lontana dai centri abitati la destinazione finale delle aree sarà preferibilmente di tipo agricolo / forestale. In questo caso si procederà, ove la cava sia a secco, solitamente al riempimento della fossa di cava, con il ricorso a materiale inerti o terra di scavo proveniente da lavori di ingegneria civile e costruzioni, e quindi al ripristino delle qualità agronomiche del terreno (permeabilità, fertilità) con interventi sugli aspetti chimici e biologici del substrato, irrigazione etc. Ove la cava invece sia “in falda”, ovvero caratterizzata dalla presenza di un lago, può prestarsi alla itticoltura, allo stoccaggio di acque per irrigazione o potabilizzazione. Quando ancora la cava sia limitrofa ad aree industriali, può invece trovare una opportuna “seconda vita” al termine della coltivazione mineraria come area per impianti o opifici, insediamenti abitativi, discarica di inerti, salvaguardando il consumo di equivalente area “vergine”.
Quando la cava è collocata in un’area naturale di pregio, ad esempio in aree perifluviali od aree caratterizzate da una forte biodiversità, la destinazione finale delle aree già oggetto di escavazione tende generalmente alla ricostituzione di ecosistemi tipici naturali. Ovvero, oltre agli imprescindibili interventi di consolidamento, messa in sicurezza, drenaggio, rimodellamento morfologico delle scarpate e del fondo cava, si orientano gli interventi di riqualificazione delle aree al ripristino dell’habitat naturale. Si fa ampio ricorso solitamente alle tecniche di bio ingegneria (fascinate, palificate con materiale vegetale vivo, bioreti, geostuoie) e grande attenzione è dedicata anche alla scelta delle specie erbacce, arbustive ed arboree, da impiantare al fine di garantire una successione vegetazionale stabile nel tempo ed in armonia con l’ambiente circostante. Nelle aree di Parco, l’Ente gestore del Parco guida il progetto e di recupero mettendo a disposizione anche le proprie competenze e conoscenze.
Quando la cava al termine della sua vita produttiva, per l’espandersi dell’area urbanizzata, finisce per trovarsi ai margini della città ben si presta ad usi ricreativi, allo sport ed al tempo libero. Significativi sono gli esempi di restituzione dell’area di cava a parco pubblico, aperta alla pubblica fruizione sulla base di intese o convenzioni stipulate tra impresa e amministrazione locale. Inoltre le cave recuperate si prestano ad ospitare molte attività sportive e competizioni, come il nuoto di fondo, il sub, la pesca sportiva, il canottaggio (ovviamente queste solo nelle cave in falda), competizioni campestri di atletica, ciclismo, mezzofondo….
Un occasione di incontro tra il mondo dei produttori di beni e servizi per l’estrazione e gli imprenditori di cava.
Stand espositivi, workshop e tavoli di discussione: la kermesse organizzata da ANEPLA è diventata negli anni una vetrina sempre più rilevante ed un appuntamento imperdibile per il settore estrattivo.
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